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Ottaviano De Biase,
appassionato studioso di storia locale, si cimenta con quest’ultimo suo volume
in un compito tutt’altro che semplice ed agevole: ripercorrere e rievocare le
vicende antiche e medioevali del territorio di Serino.
La difficoltà della ricerca sta essenzialmente nel fatto che l’area
dell’alta valle del Sabato, da dove antichissimi e frequentati percorsi
naturali si irradiavano verso Giffoni, verso l’alta valle del Calore e verso
la valle dell’Irno, a dispetto delle sue millenarie frequentazioni umane e
delle sue profonde sedimentazioni storiche non è stata sinora oggetto di
rilevazioni archeologiche sistematiche, tranne la parziale eccezione della
Civita d’Ogliara. Affrontare la storia antica di Serino significa quindi
confrontarsi con tutta una serie di problemi storico-archeologici ancora non
risolti, non sistemati e molto spesso neppure affrontati, a cominciare da
quello, fondamentale, della viabilità antica, al quale si collega quello della
nascita e della distribuzione sul territorio di ben 24 “Casali” che vennero
nel medioevo a costituire lo “Stato” feudale di Serino. Per non parlare ,
poi, della vehata questio di Sabazia-Ogliara, che dopo i pionieristici ma
parziali scavi del Tobacisky dei primi anni Settanta sembra ricaduta
nell’oblio.
L’approccio di De
Biase al complesso e controverso problema di Sabazia-Civita di Ogliara, pur se
non del tutto condivisibile, è tuttavia senz’altro meritorio, non foss’
altro che per la mole delle testimonianze antiche apportate, e che però
attendono di essere ulteriormente vagliate criticamente, e soprattutto
confrontate con le risultanze di una indispensabile quanto completa indagine
archeologica.
La documentazione
medioevale, accuratamente ricercata da De Biase negli archivi delle Abbazie di
Montevergine e Cava, consente di tracciare un sia pur parziale quadro
dell’insediamento umano e dell’organizzazione ecclesiastica dopo il Mille.
Ne emerge l’immagine di una Serino articolata e decentrata, ma più salubre e
sicura rispetto alla valle intorno alle sorgenti del Sabato, dove predominavano
l’impaludamento e la malaria. La successiva conquista del fondovalle è
esplicitata efficacemente dalle vicende di due importanti conventi francescani,
quelli dello Spirito Santo di Dogana Nuova e di S. Francesco di Sala, in
relazione allo spostamento della popolazione e delle attività economiche del
nuovo casale di Dogana Nuova (nei pressi dell’attuale cimitero di Serino).
Merito dello studio di Ottaviano De Biase, che giunge e si prolunga per alcuni
aspetti sino all’età moderna, è anche quello costituito dallo sforzo di
legare storia generale e storia particolare, inquadrando le vicende della società
serinese nel contesto più complessivo della società meridionale ed europea. In
conclusione, lo studio di Ottaviano De Biase sollecita e stimola ulteriori
filoni di ricerca, ormai nettamente proiettati verso l’età moderna, a
cominciare dalla storia socio-economica del Serinese, caratterizzata da forme di
attività protoindustriali legate allo sfruttamento dell’energia idraulica. I
ricchissimi protocolli dei notai di Serino del XVII-XVIII secolo, che attendono
ancora di essere sistematicamente esplorati e sfruttati, costituiscono in tal
senso un prezioso giacimento di fondi documentarie che molte sorprese possono
riservare al ricercatore.
Non ci resta quindi
che augurare ad Ottaviano De Biase di proseguire nel suo meritorio sforzo di
divulgazione e di valorizzazione dello straordinario patrimonio di natura,
d’arte e di storia costituito da Serino e dall’alta valle del Sabato.
prof. Francesco Barra
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