"Avellino e l’Alta Valle del Sabato"

 

<<La storia di quattro Comuni>> - Irpinia Oggi, 27 nov.1997, di Antonio Ferrante.

Avellino e l’Alta Valle del Sabato è un testo di ricerca storica, articolato in 4 sezioni: Avellino (diviso in due capitoli), San Michele di Serino, Santa Lucia di Serino e Serino.

L’autore Ottaviano De Biase inizia il primo capitolo col proporre i reali confini del popolo irpino, partendo dal 500 a.C. circa. Ci spiega poi chi erano i Sabini, i Sanniti, ed i Sabatini, questi ultimi, per essere i fondatori dell’antica Sabazia, detta Civita.

Attraverso una rivisitazione storica della Roma imperiale, l’autore ricrea inediti spaccati della vecchia Avellino. Seguono poi i primi insediamenti su Montevergine. San Sabino e le persecuzioni. Le prime invasioni. Il Medioevo.

La storiografia scolastica vuole indicare il Medioevo un periodo iniziato con la deposizione dell’Imperatore d’Occidente nel 476 e finito con la conquista di Costantinopoli da parte dei Turchi, nel 1453. E’ durante questo lasso di tempo che in Avellino accadono cose straordinarie. Abbiamo visite di Papi, incoronazioni di Re, tragedie e saccheggi... Il De Biase, infatti, conclude i due capitoli su Avellino, dopo aver datato la nascita del Gastaldato, della Contea e dei suoi Conti che nei secoli si sono succeduti, del Principato Ultra e della dinastia dei Caracciolo, della vita amministrativa e sociale della città a partire dal ‘500. Tutto questo sullo sfondo di un’Europa e del Regno di Napoli in continua evoluzione.

Al terzo capitolo troviamo San Michele di Serino. In esso si descrive come nasce e come nel tempo si è evoluta, avvalendosi della protezione costante del Monastero di San Giorgio in Salerno.

Il quarto capitolo traccia un profilo altrettanto inedito di Santa Lucia di Serino. Fin dalle prime pagine, infatti, l’autore ci spiega che a fondare il paese è stato il comandante Lucceius, discendente di una nobile famiglia della Roma Imperiale ed amico fraterno di San Sabino.

Avvalendosi di una ricca e sostanziosa documentazione, in gran parte inedita, ricostruisce il difficile travaglio vissuto dall’Università, immediatamente dopo la separazione da Serino. L’autore quindi ricrea, fedelmente, la storia amministrativa e sociale che ne consegue fino a tutto l’800.

Il quinto capitolo ed ultimo è quella riguardante Serino. Il De Biase inizia ricostruendo passo dopo passo la nascita di Sabazia, chi fu e da dove veniva la persona che poi diede il nome all’antica città, al fiume, all’intera Valle. Segue poi la descrizione della nascita del feudo di Serino. Col ricostruire tutto quanto emerge, ad esempio, che, per alcuni secoli, è esistita una vecchia, opulenta, straordinaria Serino. Da qui la necessità della Corona prima e dei Conti e dei Principi poi, di mantenere sul territorio un battaglione militare, la milizia baronale, compresi i loro rappresentanti di governo, fino a decidere (vedi sotto i Caracciolo) quali opportunità di sviluppo economico si scelse di dare alla gente del serinese. Arrivati all’800, cioè, dopo i Moti del 1799, soppressione del Feudalesimo, inizio e fine del Decennio Francese, emerge una Serino dilaniata dai debiti e senza alcune prospettive di risorse economiche. L’0ttocento quindi risulta essere per Serino e per l’intera Alta Valle del Sabato il secolo più tragico. Difatti, l’autore, interpretando tutta una serie di documentazione archivistica, riesce a dimostrare che interrotti i rifornimenti verso la capitale Napoli, chiuse le ferriere, le fabbriche di chiodi e quelle della trasformazione della lana, ai Serinesi venne a mancare talvolta perfino il necessario, scrivendo così una delle pagine più dolorose della loro storia.

 

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